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Una domenica qualunque
Started by James227

James227

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Domenica è il giorno peggiore della settimana. Lo dico da sempre, anche quando lavoravo in un altro posto e il lunedì non era ancora diventato questo mostro. La domenica non c'è niente da fare, niente da aspettare. Solo il tempo che passa e tu che lo guardi passare.

Vivo da sola da tre anni. L'appartamento è piccolo, un bilocale con una cucina che non ho mai veramente imparato a usare. La domenica mi sveglio tardi, resto a letto con il cellulare, rispondo ai messaggi della famiglia, guardo foto di cani, aspiro, lavo i piatti. Verso sera mi sdraio sul divano e aspetto che sia lunedì.

Quella domenica era uguale alle altre. Forse peggio, perché pioveva.

Avevo già finito una serie, letto venti pagine di un libro che non mi prendeva, mangiato un toast guardando il soffitto. Erano le quattro e mezza. Fuori era buio come a mezzanotte.

Ho aperto il tablet senza pensarci.

Non so nemmeno perché. Forse perché un collega qualche giorno prima, in pausa caffè, aveva detto: «Io ogni tanto butto dieci euro su un casinò non aams senza documenti, è comodissimo, non chiedono niente». Se n'era parlato due minuti, poi la discussione era finita lì. Ma quella frase mi era rimasta in testa. Non so perché.

Ho cercato. Ho trovato. Sembrava tutto molto semplice.

Mi sono registrata. Nome falso? No, il mio. Indirizzo, email, una password che uso per le cose poco importanti. Zero foto, zero documenti, zero attese. In trenta secondi ero dentro.

Ho ricaricato venti euro.

Non sapevo cosa fare. Le slot mi sembravano tutte uguali, una giostra di luci e simboli che non capivo. Ho cliccato a caso su una, perso due euro, riprovato, perso altri tre. Niente di speciale. Stavo già per chiudere quando ho visto un gioco con un nome strano: Book of Dreams. L'ho aperto.

La grafica era diversa. Più scura, quasi notturna. C'era una musica lenta, un tizio che parlava in inglese. Ho puntato cinquanta centesimi.

Ho perso.

Altri cinquanta centesimi.

Perso.

Poi, senza nemmeno rendermene conto, ho cominciato a fare giri veloci. Uno dietro l'altro. Un euro, due, tre. Perdevo sempre, ma non mi fermavo. Ero ipnotizzata.

Dopo venti minuti avevo perso quasi tutto.

Ero sdraiata sul divano con il tablet sulla pancia. Fuori pioveva forte. La stanza era buia, l'unica luce veniva dallo schermo. Ho pensato: che tristezza. Che domenica di merda. E ho schiacciato l'ultimo giro.

Lo schermo è esploso.

Letteralmente. Non so come descriverlo altrimenti. I simboli hanno cominciato a lampeggiare, la musica è diventata alta, una cascata di monete è scesa dall'alto. Sul contatore i numeri volavano. Cinque, dieci, venti, cinquanta, cento.

Centosettanta.

Ho lasciato il tablet sul tavolino. Mi sono alzata, sono andata in cucina, ho bevuto un bicchiere d'acqua. Quando sono tornata i numeri erano fermi: duecentoquaranta euro.

Non è una cifra che cambia la vita, lo so. Ma per me, in quel momento, era come aver trovato venti euro in una giacca che non mettevi da mesi. Solo che erano molti di più.

Ho ritirato subito. Centonovanta, ho lasciato cinquanta lì dentro, per sicurezza. Il bonifico è arrivato in dieci minuti.

La domenica sera, di solito, io mi faccio la pasta e mi addormento sul divano. Quella sera no. Quella sera ho acceso tutte le luci, ordinato una pizza, messo su un film che mi piace. Ho spento il telefono e non ho pensato a niente.

Nei giorni dopo, ci ho riprovato.

Non voglio dire che ho vinto sempre. Ho perso, vinto, riperso. Ho imparato le regole di qualche gioco, ho capito quali slot mi piacevano. Ho scoperto che giocare con calma, senza fretta, è un modo per spegnere il cervello. Non ci pensi ai problemi, alla solitudine, al lunedì che arriva. Pensi solo a quello schermo.

Una sera, mentre aspettavo un amico al bar, ho aperto l'app. Ho fatto tre giri, vinto venti euro, chiuso. Lui è arrivato e non gliel'ho detto. Era la mia cosa.

Qualche settimana dopo ho rifatto la ricarica. Volevo provare un nuovo sito, ma non avevo voglia di passare attraverso tutte quelle verifiche. Allora ho cercato un casinò non aams senza documenti, veloce, senza burocrazia. L'ho trovato in un minuto. Ho giocato mezz'ora, perso quindici euro, chiuso.

Non mi importava.

La verità è che non gioco per i soldi. Non mi interessano le vincite grosse, quelle da mille euro che ti cambiano la vita. Io gioco per il momento in cui lo schermo si accende e fuori piove e tu sei lì, sul divano, con il tablet sulla pancia. E per qualche minuto non hai bisogno di nient'altro.

Mia madre dice che mi devo trovare un hobby. Dice: «Esci, conosci qualcuno, fai qualcosa». Forse ha ragione. Ma il fatto è che non cerco niente. Non cerco persone, non cerco avventure. Cerco solo un posto dove il tempo smette di pesare.

Adesso, la domenica pomeriggio, quando comincia a fare buio, apro il tablet. Non sempre gioco. A volte guardo solo la homepage, scorro i giochi, leggo i nomi. Book of Dreams, Starburst, Gonzo's Quest. Sembrano titoli di film che non ho mai visto.

Poi, se ho voglia, ricarico venti euro. Gioco piano. Se vinco, bene. Se perdo, chiudo.

L'altra sera mia sorella mi ha chiesto se ho paura di diventare dipendente. Le ho detto di no. Non so se è vero. So che quando apro quel casinò non aams senza documenti, non è per sfida, non è per rabbia. È solo per stare un po' con me stessa.

E non è una brutta cosa.

Oggi è di nuovo domenica. Fuori c'è il sole, per una volta. Forse esco. Forse no. Il tablet è lì sul tavolo, acceso.

Vediamo.

 
 
James227 · 13 hours ago